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lunedì 7 novembre 2011

I corsi a Napoli

I corsi di Brazilian Jiu Jitsu, Grappling e M.M.A. sono ripresi in tre diversi quartieri della città. Le zone sono :
chiaia-vomero (viale Maria Cristina palestra Sky ward dispari 20.00 22.00 BJJ - martedi e giovedì 18.00 19.30 MMA)
chiaia (ad ora di pranzo i giorni pari alle ore 13.00 14.30 nella palestra Wild Draco in via Andrea d'isernia BJJ).
fuorigrotta (palestra D stadio s.Paolo martedì giovedì 20.00 21.30 sabato 12.00 BJJ)
poggioreale (dal 9 novembre palestra Evolution MMA-BJJ. 18.00 19.30 mercoledì e venerdì)
tel 3358250400.

Due ottimi risultati!!!!

Complimenti a Renato Avallone per il bronzo alla Coppa italia di lotta libera e a Giuseppe Iacono per il bronzo nelle bianche nella tappa del Naga Tournament di Brazilian Jiu Jitsu a Parigi!!! Ottimo fine settiman.

lunedì 17 ottobre 2011

Iniziano i corsi a via nuova Poggioreale

Mercoledi 9 Novembre inizia il corso di MMA - Brazilian Jiu Jitsu - presso la palestra Evolution in via nuova poggioreale, 33-36 - Napoli, via Aquileia 53 (all'interno del parco) info 3358250400.
I corsi si terranno il mercoledì ed il venerdì dalle 18.00 alle 19.30.

domenica 6 febbraio 2011

STAGE DI MUAY THAI E BRASILIAN JIU JITSU



Inizia fattivamente la collaborazione tra i Maestri Marco Galzenati, Brasilian Jiu Jitsu e Decio Pasqua, Muay Thai, con il primo Stage tenuto dai due Maestri nelle rispettive Discipline. tutti gli interessati possono mettersi in contatto per tutte le info. tramite facebook o telefonando al cell. 3388710897 M° Decio Pasqua, o x email: deciopas2@yahoo.it
Se vi è possibile prenotate al piu presto
ORGANIZZAZIONE : League Jiu Jitsu Italy-Napoli - Pro-Fighting Napoli - con la collaborazione del Comitato Regionale Campano F.I.KB.

sabato 27 novembre 2010

L’arte di fare alle braccia, la lotta.


L’arte di fare alle braccia, la lotta.
La lotta, per definizione, è un confronto tra uomini disarmati.
E’ una forma d’interazione che accompagna l’uomo sin dai suoi primi passi.
Le origini della lotta fanno capo ad un’epoca in largo anticipo rispetto a quella della scrittura; vanno individuate nei confronti spesso brutali, attuati nei primi nuclei sociali, il cui scopo non era ludico o sportivo, ma di predominio e conquista

Le prime testimonianze visive della radicata presenza della lotta nel cammino evolutivo della nostra specie sono arcaiche, e sono attribuibili agli egizi, in quell’era in cui prendevano forma le prime piramidi.
Cenni antichissimi mostrano figure stilizzate cercare un contatto, tramite una gestualità che risale ai primordi.
Prescindendo dalle evoluzioni indigene sviluppate nei vari angoli del pianeta, la lotta si avvale di movimenti e tecniche universali, plasmate sull’anatomia e sulle forme dell’corpo umano.
E’ per questo che sulle tavole di argilla scolpite al di là del Mar Rosso prendono forma posizioni di combattimento largamente condivise ed attualissime.
Ogni forma animale trova nella lotta uno strumento di sopravvivenza.
L’educazione della prole, negli animali allo stato brado, prevede il confronto dei cuccioli attraverso lo scontro fisico. Quest’ultimo consente, tramite giochi incruenti, di formare il piccolo della singola specie al ruolo che dovrà rivestire, in età adulta, nella catena alimentare e nelle dinamiche sociali individuali o di gruppo.
Chi dovrà scappare impara a correre e a scalciare.
Chi dovrà inseguire impara a gestire lo scatto ed il morso.
Nell’uomo, il gene della competizione, l’inclinazione all’individualismo e le difficoltà di interazione in assenza di convenzioni sociali ben definite, hanno comportato l’insorgere del combattimento tra singoli e delle guerre fra molti.
Col passare del tempo, ogni società a modo proprio, ha codificato un insieme di regole, in modo da limitare la lotta ad un confronto sportivo in un contesto agonistico.
Personalmente ritengo la lotta un’attività sportiva unica. E ’un momento creativo, una disciplina estremamente formativa.
L’assenza dei colpi permette al lottatore di sopportare regimi di allenamento estremamente intensi senza essere soggetto ad effetti collaterali intollerabili.
La lotta, nel tempo, permette di sviluppare una grande confidenza col proprio corpo.
La conoscenza dei propri limiti, del proprio equilibrio, della coordinazione.
Insegna ad sfruttare la propria forza ed a convivere con le proprie, numerose, debolezze.
Ogni lottatore ha uno stile, sviluppato secondo la fisicità individuale e le proprie caratteristiche strutturali.
La lotta permette un ritorno alle origini.
I primi mesi di vita, nell’uomo, sono trascorsi per terra, a contatto col suolo.
Un bambino che gattona sa muoversi per terra meglio di un adulto che, oramai, ha perso col proprio terreno originario ogni forma confidenziale.
Il tappeto(tatami) è il regno di ogni lottatore, che deve imparare, con pratica e sacrifici, a trarne forza, la pressione da esercitare sull’avversario.
La lotta sottopone i praticanti a grandi stress fisici ed emotivi.
Strangolamenti, leve articolari, pressioni dolorose, proiezioni.
L’accettazione della sofferenza fisica e la consapevolezza della resa, fortificano il lottatore, lo temprano e lo rendono diverso.
Il lottatore esperto è generalmente una persona misurata, dall'indole serafica, ponderata ed equilibrata.
Chi vive profondamente la filosofia della lotta ama il confronto con gli altri, la crescita, l’abbattimento dei propri preconcetti.
L'apprendimento della tecnica permette il confronto anche con avversari di peso e mole superiori e l'allenamentoporta ad una più consapevole gestione delle proprie facoltà: il fiato, la forza, le energie…
Nel tempo, s' imparare a dosare la propria preponderanza con un compagno più debole, e a centesimare gli sforzi con uno sparring partner più forte, così da approfittare di un’eventuale concessione in una particolare fase del combattimento.
Come detto, la lotta impegna molto chi vi si dedica.
Nel corso degli anni, il corpo, la postura, la gestualità del lottatore si plasmano sulla disciplina.
Cambiano alcuni tratti anatomici.
Spesso a farne le spese sono le dita delle mani e dei piedi, il collo, i padiglioni auricolari.
Gli attriti, le prese, gli strattoni, obbligano il lottatore a temprarsi ed inspessirsi.
Anche allenamenti amatoriali comportano un piccolo peso da portare nel quotidiano; un generale, diffuso e costante senso di “ammaccamento”, un intorpidimento delle articolazioni, un lieve affaticamento muscolare..tanti piccoli segnali che, in un qualsiasi momento del quotidiano, ci riportano al pensiero della disciplina a cui ci si dedica.
L’impegno, la dedizione, il sacrificio, sono valori basilari per un atleta.
Sono valori la cui importanza è condivisa e rispettata tra i compagni d’allenamento, che in virtù del proprio operato stringono, vicendevolmente e con sensei, il maestro, legami molto profondi e vincolanti, la cui origine è nella condivisione di momenti particolari, che non trovano larga diffusione nella cultura sportiva generale.
Il rispetto reciproco e la solidarietà sono, e devono essere, stimolo all’allenamento e obiettivo nella crescita individuale e collettiva dei frequentatori del dojo.
Le tecniche, i dettagli, le minuzie che fanno la differenza, si trasmettono dai più ai meno esperti, in un fenomeno continuo di crescita ed arricchimento bilaterale.
Chi ignora apprende.
Chi già conosce rispolvera, ripete ed approfondisce.

martedì 23 febbraio 2010

Nuova Accademia a Roma zona nuovo Salario


Nuova accademia a Roma della - League Jiu Jitsu Italia - Rogerio Olegario Team -
Palestra Vinci piazza filattiera (zona nuovo salario) Roma
Marco Dos Santos 328 8813077
Marco Grigis 338 5051171
palestra 06 8108383

domenica 14 febbraio 2010

Come diventare cintura nera di BJJ


Ok, lo ammetto...ho scelto il titolo solo per destare interesse nell'articolo!
In realtà non so esattamente nemmeno io come si riesca a diventare cintura nera di jiujitsu; ma una cosa la so di certo: non bisogna MAI smettere di allenarsi!
Bella scoperta, penserà chi legge...paragonabile alla scoperta dell'acqua calda o della bolla di sapone.
La verità è che a spingermi nell'elaborazione di questo articolo è il misto di delusione e sconcerto che provo ogni qualvolta vedo compagni di allenamento perdersi per strada, ragazzi talentuosi o meno che soccombono agli ostacoli che prima o poi si frappongono all'evoluzione umana e sportiva di ogni lottatore, spesso sopraffatti dalla frustrazione e dallo smarrimento dovuti spesso ad un'interpretazione, a mio personalissimo avviso, errata della pratica.
Qual'è la differenza che ha trasformato un giovane Jacarè cintura blu nella cintura nera internazionalmente ammirata e riconosciuta che è oggi, mentre chissà quanti suoi talentuosi compagni di pratica si sono smarriti lungo il cammino? Che fine hanno fatto tutti quei compagni che come voi indossavano una cintura bianca il vostro primo giorno di allenamento?
Questo spreco di potenziale umano deve avere senza dubbio una spiegazione, ed è giusto interrogarsi sui motivi di tale dispersione per correggere e migliorare il proprio processo di evoluzione personale da Homo Sapiens ad Homo Sapiens Luctator!
Troppo spesso, soccombendo ai nostri demoni interiori, siamo i primi a crearci degli alibi e giustificazioni tese a deresponsabilizzarci ed a scaricare su chi circonda il peso delle nostre scelte negative e delle nostre sconfitte: compagni d'allenamento, maestro/istruttore, struttura dove ci si allena, famiglia, lavoro...ogni scusa è buona per individuarli come responsabili della nostra personale resa interiore, mentre la verità è che NIENTE e NESSUNO può trasformarci in un LOTTATORE, se non noi stessi.
Innanzitutto è opportuno e indispensabile organizzare la nostra pratica in maniera intelligente e funzionale, in modo da gestire le nostre energie e canalizzarle al meglio. Ho trovato molto interessante e sintetico un articolo scritto sull'argomento dall'amico Bernardo Serrini, maestro e cintura nera di BJJ, sul suo blog (http://branquino.blogspot.com/2010/02/la-corretta-gestione-dei-tempi-per-una.html) in cui il nostro amico indica attraverso preziosi consigli come aggirare uno dei primi scogli alla pratica quotidiana delle arti lottatorie: l'organizzazione razionale dei nostri tempi di allenamento e non, in maniera da armonizzarli alla ricerca della massima funzionalità.
Solo così non avremo scuse da frapporre tra noi e il tatami: non ci saranno impegni di lavoro o di famiglia a trattenerci!
Ma spesso, al di là delle incombenze quotidiane che possono frenare la nostra crescita, il vero nemico del lottatore si cela subdolamente: la continua lotta contro i demoni che ci rodono da dentro.
Vanità, orgoglio, pigrizia mentale e fisica...sono solo alcuni degli ostacoli che si frappongono alla nostra evoluzione personale.
"Nell'allenamento non bisogna essere orgogliosi, la sfida consiste nel riuscire a portare a termine una manovra, non provare che si è invincibili" - Xande Ribeiro.
Troppo spesso mi capita di scorgere frustrazione nello sguardo di compagni di allenamento meno esperti che soccombono regolarmente in sparring contro partner più esperti e smaliziati: i più deboli psicologicamente non riusciranno a sfruttare l'opportunità motivazionale che una situazione come questa rappresenta per la propria evoluzione, e tenderanno a cadere in uno stato di frustrazione, demotivandosi ed abbandonando gli allenamenti giustificandosi con frasi del tipo: non sto progredendo.
Falso! Assumere come punto di riferimento dei propri progressi lottatori a noi superiori è giusto, ma non dobbiamo mai scordarci che anche loro sono in un cammino di evoluzione continuo, e che a volte più noi ci avviciniamo al loro livello...più il livello di questi a sua volta si alza, mantenendo un gap. Dobbiamo essere allora veramente onesti con noi stessi, ed interrogarci con sincerità sui nostri reali sforzi, sul sacrificio e sulla dedizione che veramente abbiamo profuso nella pratica: solo quella dobbiamo comparare a quella dei nostri compagni...e solo in quella dobbiamo essere superiori!
Calpestiamo il nostro orgoglio ogni volta che saliamo sul tatami e accettiamo i nostri progressi come debita e proporzionale conseguenza della dedizione e dei sacrifici offerti: niente ci viene regalato, ma tutto quello che otteniamo è frutto solo dei nostri sforzi, e proporzionale ad essi.
Impegniamoci con serietà e dedizione nella pratica di ogni giorno, curiamo la nostra dieta e la nostra salute, acculturiamoci ampliando gli orizzonti della nostra conoscenza, pianifichiamo la nostra preparazione fisica in maniera compatibile al nostro stato di allenamento e salute ponendoci degli obiettivi realistici, avviciniamoci con amore e con rispetto alla lotta, ed essa ci ripagherà con sensazioni e benefici impagabili.
"Ogni giorno, quando ti svegli e stai per alzarti, calpesta la tua vanità" - Alvaro Barreto
Altro motivo ingiusto di frustrazione è la mancanza di risultati agonistici. Troppo spesso quando i nostri desideri di vittoria e di successo vengono disattesi, la reazione principale attraversa un processo paragonabile a quello dell'elaborazione di un lutto: rabbia, negazione e rancore.
Siamo pronti a dare la colpa a chiunque, tranne a noi stessi.
I compagni di allenamento non sono abbastanza competivi, il maestro non insegna bene e non ci ha seguito abbastanza, la palestra fa schifo e bla bla bla.
Ma noi quanto ci siamo VERAMENTE impegnati per vincere? Quanto abbiamo sacrificato di noi stessi? Quanto ci siamo messi in gioco e ci siamo assunti le nostre responsabilità?
Sparring partner, istruttori e materassine fighe sono solo dei mezzi...ovviamente importanti, ma non sostituibuili con la nostra VOLONTA' e la nostra PASSIONE.
Un buon maestro può esserci di guida e ispirazione, ma non può sostitursi alla nostra volontà di migliorare e di crescere, non può instillare nel nostro cuore la passione che sola fa ardere il sacro fuoco che ci conduce all'evoluzione personale.
Ogni esperienza fisica e psichica, che quindi io considero totalizzante, come quella della Lotta altro non è che un percorso di RICERCA, un travaglio fisico e psichico, una battaglia continua contro i nostri demoni interiori che ha un solo fine: diventare UOMINI (e donne...) migliori.
Il vero nocchiero che ci può traghettare in questo percorso è il nostro animo, la nostra forza interiore: un maestro può e deve essere un punto di riferimento, ma non potrà mai sostituirsi alla nostra volontà...deresponsabilizzarsi delegando al nostro maestro il risultato dei nostri sbagli significa non riconoscere l'importanza che hanno la ricerca PERSONALE e la responsabilità individuale nell'indicarci la via per la nostra progressione.
E' indubbio che il momento agonistico sia di fondamentale importanza per la crescita tecnica, caratteriale ed emotiva del praticante.
Ma bisognerebbe interrogarsi anche sul perchè questo sia importante per noi, e cosa rappresenti davvero in termini di evoluzione personale.
I benefici ottenuti attraverso la pratica agonistica sono incomparabili e insostituibili per un lottatore: attraverso il confronto con i nostri avversari impariamo a conoscere noi stessi, a migliorarci come persone attraverso una razionalizzazione dei nostri obiettivi ed una comprensione più profonda del nostro animo, a stabilire un contatto con la nostra natura più intima.
Attraverso la pratica agonistica impariamo ad essere focalizzati sui nostri obiettivi, a designarne di nuovi ed a lottare per raggiungerli e conquistarli. Ci riconciliamo in maniera sana con la nostra natura competitiva e con la nsotra aggressività. Impariamo i valori dell'onestà e del sacrificio, della solidarietà verso chi perde e del rispetto verso chi vince.
Vincere è bello, soddisfa il nostro ego e la nostra vanità, ma non dobbiamo scordarci che non rappresenta il fine ultimo della pratica: bisogna imparare ad accettare la sconfitta ed a trarne insegnamenti preziosi, senza per questo abituarcisi o rassegnarcisi.Il jiujitsu, il grappling, la lotta...sono come tutto il resto degli avvenimenti che ci circondano: a volte ci sono giornate positive, a volte giornate negative...l'importante e non desistere mai.
Calma e pazienza saranno gli amici migliori della cintura bianca, dedizione nell'approfondire ed eviscerare ogni dettaglio nascosto della pratica sarà il segreto del praticante più evoluto.
"Il Jiu Jitsu è così diversificato che è impossibile stagnare completamente. Quando il tuo gioco raggiunge una fase di stallo, impegnati a praticare delle alternative" - Sylvio Behring
Non mi sento la persona più adatta a dare questo tipo di consigli, ma credo che a volte la volontà vada anche educata ed incentivata ricorrendo a delle strategie, dei trucchetti e degli accorgimenti pratici volti a migliorare il nostro gioco: i frutti che ne ricasveremo non faranno altro che rinsaldare la fiducia in noi stessi, ed a motivarci ulteriormente a progredire, confermandoci che stiamo percorrendo la giusta strada.
Prendiamo sempre come punto di riferimento in palestra un compagno di allenamento più esperto e più tecnico, utilizzandolo come termometro della nostra pratica: se ci impegnamo come e più di lui vedremo che la distanza si accorcerà.
Ispiriamoci ad un campione del nostro sport, fra quelli che più si avvicinano alle nostre qualità fisiche e caratteriali, cerchiamo di rubare da lui ogni dettaglio, ogni particolare cercando di incorporarlo al nostro gioco: è il modo più semplice e creativo per costruire in tempo breve un gioco efficace ed allo stesso tempo divertente.
Confrontiamoci con i nostri compagni di allenamento con umiltà incoraggiandoli e aiutandoli: essi sono i primi artefici del nostro miglioramento, sono preziosi e insostituibili.
Impariamo tecniche nuove per sollecitare la nostra curiosità e la nostra fantasia, ma non tralasciamo di ripetere all'infinito anche la tecnica più basica e più noiosa: è il segreto del "Jiu Jitsu invisibile" quello di eviscerare ogni minimo dettaglio e particolare da ogni tecnica e movimento fino a farlo nostro ed assimilarlo nella nostra memoria muscolare.
Scopriremo con nostra grande meraviglia che anche Rickson Gracie o JJ Machado hanno ancora da impare molto sull'esecuzione di un armlock: è la ricerca della perfezione tecnica, che non potremo mai raggiungere verso la quale dobbiamo tendere ogni nostro sforzo.
Curiamo tutte le attività complementari a quelle della lotta, che ci permetteranno di crescere in maniera armonica e globale: dieta, preparazione fisica, cultura e arti per affinare la nostra sensibilità.
Spero di non essere stato eccessivamente retorico, superficiale o ripetitivo considerato che ho scritto questo articolo di getto, un po' perchè da tempo ne avevo abbozzato l'idea nella mia mente, un po' sollecitato da avvenimenti recenti. Buona pratica e non mollate mai!
Da:

giovedì 14 gennaio 2010

ROGERIO OLEGARIO DAL MESTRE OSVALDO ALVES

Nella foto Osvaldo Alves faixa preta 8 dan e Rogerio Olegario faixa preta 3 dan.

Nella foto Amauri Bitetti e Rogerio Olegario


Foto di gruppo Osvaldo Alves


Qui Nella foto Maurizio Graziani Faixa Azul Mestre Osvaldo Alves e Mestre Rogerio Olegario.

Il nostro maestro è in Brasile dal 16 di dicembre e si sta allenando dal suo maestro Osvaldo Alves per tornare in Italia il 25 e ripartire per Lisbona il 27 per accompagnare il suo team all'europeo di Brazilian Jiu Jitsu, aspettiamo il mestre più in forma che mai!!!!

sabato 2 gennaio 2010

Insegnare Grappling


Dal mese di febbraio si terranno a Napoli i corsi di formazione per il 2010 per il sud Italia degli insegnanti tecnici FIGR, Il corso avrà una cadenza mensile della durata di 4 ore per sessione. dopo 20 ore di lezione si avrà la qualifica di aspirante allenatore FIGR. Per informazioni bjjnaplesteam@gmail.com tel 3358250400

Seguono alcune informazioni dallo statuto della FIGR consultabile integralmente sul sito www.figr.it

2) La FIGR è affiliata alla FILA (Fédération Internationale des Luttes Associées), per il tramite della FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali), e al WGC (World Grappling Committee) che disciplinano in sede internazionale lo sport del Grappling.

3) La FIGR ha lo scopo di promuovere, organizzare, disciplinare e diffondere lo sport del GRAPPLING in Italia in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi e nell’ambito delle direttive impartite dalla FILA e dal WGC, purché non siano in contrasto con le deliberazioni e gli indirizzi del CIO e del CONI.

4) La FIGR è la sola Federazione riconosciuta ed autorizzata dalla FILA, dal WGC e dalla FIJLKAM a disciplinare, gestire e rappresentare in Italia lo sport del Grappling ed a rappresentare il Grappling italiano all’estero.





martedì 24 novembre 2009

Nuovo gruppo di studio di BJJ in Calabria

Un nuovo gruppo di studio si è unito al Rogerio Olegario Team
Il gruppo di studio terrà i propri allenamenti all'Evergreen Wellness Club
in Via P. Borsellino, 14
87100 Cosenza (CS) Tel.: 0984 408414

Sarà tenuto dal Master Instructor Gianni Pecora
World Ninjutsu Research Team Italia
Website http://www.ninjutsu.it
Email: g.pecora@ninjutsu.it
infoline: 348 2474099



Alcune nozioni di bjj e grappling sono al momento inserite nel corso di Ninjutsu a breve partira un corso dedicato esclusivamente al brazilian jiu jitsu e al grappling .

I corsi di SUBMISSION NINJUTSU si tengono Martedi e Giovedi dalle 19.45 alle 21.15, le linee guida di questa disciplina sono le seguenti:

Il Submission Ninjutsu, nasce dalla forte priorità data allo studio ed all'inserimento in questo stile, di tecniche di "Grappling", ben note ai praticanti di PCM (Practical Combat Method): Il Grappling (chiamato anche submission wrestling o submission grappling) è un recente stile di lotta specializzato nel combattimento a terra che deriva dal catch wrestling e dal brazilian jiu-jitsu. La popolarità del combattimento con le sottomissioni è stata riaccesa grazie alla diffusione degli incontri di NHB - vale tudo - MMA e, conseguentemente, dalle eccezionali vittorie ottenute dai lottatori che hanno combattuto nei tornei più famosi del mondo (USA, Brasile, Giappone). Il Grappling unisce, principalmente, tecniche di lotta libera, catch wrestling, luta livre brasiliana, brazilian jiu-jitsu, lotta greco-romana, judo e folkstyle wrestling americano. Del Ninjutsu moderno, predominano l'aspetto strategico, l'approccio al combattimento e moltissime tecniche di controllo dell'avversario chi inziano in contesti ben noti, passando per fasi percussive, sbilanciamenti, leve articolari, tecniche di pressione e bloccaggi che terminano, dunque con la sottomissione a terra o verso una superficie ostativa che implichi l'immobilizzazione del rivale.

martedì 8 settembre 2009

Raduno campano Rogerio Olegario Team

Lunedì 14 settembre si terrà il 1° raduno campano di jiu jitsu Brasiliano e Grappling F.I.L.A. che si ripeterà a cadenza mensile, seguito dal raduno nazionale tenuto dal maestro Olegario che si terrà a cadenza bimestrale. Il raduno campano è gratuito per tutti gli appartenenti delle accademie del Rogerio Olegario Team, ma aperto a tutti gli interessati per una quota di 20 euro. Durante il corso approfondiremo alcuni aspetti della mezza guardia, e pianificheremo il programma per l'anno accademico.

giovedì 3 settembre 2009

I corsi riprendono in tutte le academie


Avviso per i corsi dell'accademia di Napoli:
I corsi Di Brazilian Jiu Jitsu e Grappling (Filkam), sono iniziati e si terranno i giorni dispari dalle 20.00 alle 22.00, mentre i corsi di Mixed Martial Arts e Valetudo inizieranno da martedi 8 Settembre e si terranno il martedì ed il giovedì dalle 19.00 alle 21.00. In seguito il sabato verrà aggiunto un allenamento di Grappling. I corsi si terranno presso la palestra Eagle Gym in via Andrea d'isernia 23. info 3358250400